L’Italia per lo spazio, tra regole, economia e industria

Il cosmo, insegna Guido Ceronetti, come tutti gli enigmi, presentando la certezza dell’insolubilità pone un invisibile seme di speranza.

La scoperta, la conquista e la civilizzazione dello spazio da decenni ormai, trasvolate dalle pagine della fantascienza al piano della realtà, punteggiano, con un senso profondo di speranza per un futuro migliore e diverso, il dibattito scientifico, politico e quello delle relazioni internazionali.

 

 

Per questo assume un grande valore, in questa epoca di navette spaziali finanziate da estrosi capitalisti statunitensi che promettono di disegnare le loro rotte tra gli astri, la giornata di studi organizzata a Roma dalla Fondazione Leonardo – Civiltà delle Macchine, il 21 settembre, presso la suggestiva cornice del Complesso monumentale di San Salvatore in Lauro: significativo il titolo dell’incontro, “G20/ L’Italia per lo spazio“, e che segna la connessione tra il G20 a guida italiana e il tentativo di delineare una sintesi nella riflessione complessiva sul peso non solo strategico e geopolitico ma anche giuridico, sociale, economico della apertura delle rotte celesti e dell’approdo delle bandiere statali, e dei grandi poteri privati, sulla Luna e sui pianeti del sistema solare.

    

   

I lavori, presentati dal Presidente della Fondazione Luciano Violante e dall’astronauta Roberto Vittori, vedranno, tra gli altri, la presenza del Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, del Ministro dell’università e della ricerca Maria Cristina Messa, del Direttore Generale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) Josef Aschbacher, del Presidente dell’ASI Giorgio Saccoccia, dei Rettori delle principali Università italiane, con uno speech di Piero Angela e conclusioni affidate al Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, il quale rappresenta anche l’Autorità delegata per le politiche dello Spazio e dell’Aerospazio.

  

Il contesto romano oltre che evocativo ha già avuto modo, nel lontano 1957, di conciliare la sintesi politica e diplomatica portando alla firma di quei Trattati che rappresentano l’atto fondativo della Comunità, poi Unione, Europea.

 

Che dal convegno possa quindi nascere una riflessione utile per la guida italiana del G20 e per un complessivo riconoscimento, internazionale, della necessità di evitare che il diritto allo sfruttamento delle risorse spaziali sia la preda che il vincitore di questa avventura cosmica possa vantare e opporre a tutti è auspicio di molti.

 

Poteri privati dalle capacità finanziarie che ricordano il prodotto interno lordo statale, mire egemoniche sulle risorse, tentativi di riprodurre nello Spazio le logiche del Selvaggio West, visioni imperiali, e quella ‘società anarchica’, per riprendere l’immagine di Hedley Bull, ovvero una società internazionale che nel e con il diritto consuetudinario non riesce a superare il dato di fatto della bruta forza e della ragion di stato.

 

Adesso che anche Elon Musk, Richard Brenson e Jeff Bezos si sono gettati in questa corsa all’oro di livello cosmico, si pongono in maniera ancora più stringente questioni che a ben vedere non sono nuove, ma che esigono risposte queste sì nuove: in fondo la conquista di uno spazio vuoto di sovranità è la sostanza stessa del pensiero giuspolitico che dal Grossraum di Carl Schmitt e prima ancora per le riflessioni di De Vitoria e di Grozio ha solleticato la fantasia intellettuale di pensatori e letterati, prima, e degli Stati, poi.

 

Nuovi conflitti da regolare, risorse da preservare, equilibri da non calpestare. Una sfida titanica, ma non impossibile. E di certo l’evento del 21 settembre sarà d’aiuto.