Le fratture che restano tra Draghi e Landini, abbracci a parte

Nel day after la Cgil riflette su come sia stato possibile. Nessuno dei dirigenti si aspettava quello che è successo. Un attacco così violento da parte della destra eversiva.  Archiviati gli anni del terrorismo, ma anche le tensioni dei primi anni 90, si era via via allentata la sorveglianza: non c’era motivo di temere nulla di particolare. Non si è notato che il clima, da settimane, si stava surriscaldando sul tema green pass, e soprattutto non si immaginava che le pulsioni di gente “normale” che per un motivo o per l’altro rifiuta i vaccini, potessero saldarsi con quelle dell’estrema destra. Ma non è solo un problema di destra. Perché il No pass salda la destra con una parte dell’estrema sinistra, presente nelle fabbriche del nord e nella stessa Cgil; e che a sua volta si salda, sempre più spesso, con i sindacati autonomi.

Nelle manifestazioni che si sono svolte lunedì in tutta Italia a corredo degli scioperi proclamati proprio dai sindacati autonomi se ne sono viste alcune tracce. A Milano un corteo composto da sindacati di base e  formazioni di estrema sinistra ha preso di mira la Camera del Lavoro, lanciando insulti a Landini e alla Cgil. “Servi” la parola più gentile. “Traditori” quella più ricorrente. A Firenze, questa estate, l’eroica protesta della Gkn, guidata dall’ala più a sinistra della Fiom, ex area Cremaschi, si è svolta sotto l’insegna “Insorgiamo”: lo stesso striscione della Gkn lunedi ha sfilato a Roma, con le bandiere dei Cobas e di  Rifondazione. Nei mesi passati altri scontri, ben più pesanti, si sono visti nelle fabbriche del nord, o nei distretti della logistica, dove gli autonomi sono molto forti e dove il “nemico” sono proprio i confederali, Cgil in testa.

Dalle fabbriche del nord il sindacato si aspetta che nei prossimi giorni arrivino anche i maggiori problemi causati dalla gestione del green pass. Nessuno al momento ha un quadro esatto di dove potrebbero accendersi scintille, ma si vocifera di minacce che nelle scorse settimane sarebbero arrivate a diversi rappresentanti dei sindacati confederali, ritenuti, appunto, “traditori”, per l’acquiescienza nei confronti del governo Draghi e del greenpass. In attesa del D-Day, e mancando una strategia centrale, ciascuno si organizza come può. Nei territori i sindacati hanno cercato di stringere intese con le aziende per ottenere i tamponi gratis o scontati. Tutto per evitare scontri interni alle fabbriche, tra lavoratori e sindacalisti, e tra sindacalisti di base e confederali. C’è da dire che la Cgil ha più che altro subìto la decisione dell’esecutivo, essendosi sempre pronunciata a favore del vaccino obbligatorio ma nettamente contro l’imposizione del green pass a carico dei lavoratori e con sanzioni, come ha ricordato ieri, con franchezza, la segretaria della Fiom Cgil, Francesca Redavid. Landini stesso, questa estate, nelle varie interviste dove spiegava la sua contrarietà al passaporto vaccinale, sosteneva che la misura avrebbe rischiato di creare tensioni e divisioni. Anche se nessuno le avrebbe mai immaginate nei termini e nelle spaventose modalità che si sono viste a Roma sabato sera.

Poi c’è Mario Draghi: accolto dagli applausi nella visita alla Cgil, con quell’abbraccio a Landini ha di fatto posto la confederazione sotto la sua protezione. Ma c’è chi teme che anche quegli applausi e quegli abbracci possano risultare un boomerang, creando altre tensioni a sinistra, in quella parte di sindacato e di mondo del lavoro che nell’ex capo della Bce non vede esattamente un amico. Resta che al momento Maurizio Landini ha ottenuto una fortissima riconferma della sua leadership. Nel suo appassionato ed emozionato discorso di domenica, davanti alla Cgil violata, non ha mai citato vaccini o green pass. Il tema, ora, è l’antifascismo: tema fortemente unificante, che sabato prossimo, in piazza San Giovanni, con la grande manifestazione guidata dal segretario Cgil, tenterà di ricomporre tutte le fratture sotto un’unica bandiera.