L’annuncio di Brunetta: “Dal 15 ottobre la Pubblica amministrazione torna in ufficio”

Tutto pronto per il rientro negli uffici. Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha firmato il decreto che fa cessare il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella Pa. “Andiamo verso la nuova normalità“, ha dichiarato Renato Brunetta, ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione, confermando quanto annunciato sabato scorso al Festival dell’Innovazione del Foglio. “Quella dello smart working in origine fu un’idea intelligente e coraggiosa”, spiegava Brunetta da Venezia. “Ma è un termine che nel linguaggio internazionale non esiste. E questo intervento è stato fatto all’italiana: non c’era un contratto di lavoro, non c’era organizzazione del lavoro, perché non basta portare i lavoratori dalla presenza al remoto. Non esisteva la piattaforma tecnologica: tutti sono finiti a lavorare da casa con mezzi propri. Pensate a cos’è successo al caso hacker nella regione Lazio. Non esisteva la customer satisfaction”.

 

Per il ministro di Forza Italia questa non poteva rappresentare una soluzione di lungo periodo: “Allora, da vecchio socialista e professore di economia del lavoro, innanzitutto mi sono detto: serve un vero contratto per il lavoro agile, formalizzando la parte normativa“, continua Brunetta. “Poi ci dev’essere la sicurezza informatica, l’interoperabilità delle banche dati. Stiamo lavorando con il Pnrr per mettere tutto nel cloud e da lì garantire materiale fruibile. Se poi lo smart, così regolarizzato, funziona, poi ce lo deve dire il mercato. Ovvero la soddisfazione dei cittadini. A queste condizioni, le amministrazioni possono fare tutto lo smart working che vogliono“.

 

Da sottolineare anche l’annuncio sui concorsi: “100-110mila assunzioni all’anno“, assicura il ministro: “Per attenerci alla montagna di progetti previsti dal Pnrr sarà inoltre necessario un numero altrettanto rilevante di concorsi per selezionare giovani con contratti a termine per i prossimi 5-6 anni, con la possibilità in parte di rimanere all’interno della pubblica amministrazione. Il problema sarà l’opposto: non trovare la gente. Ci sarà una rarefazione di offerta, dovuta anche a capacità formative da ovviare”.