La dittatura di Savona

E così secondo Paolo Savona viviamo in una “dittatura”. Il presidente della Consob lo ha scritto, riporta la Stampa, in una missiva nell’ambito della trasformazione della Banca Popolare di Sondrio in spa, come previsto dalla ormai vecchia riforma del 2015. Siccome c’è una storia resistenza ad adeguarsi alla normativa, si stanno tentando diverse iniziative per mantenere l’autonomia della Popolare di Sondrio (o meglio, degli attuali azionisti) tra cui il voto maggiorato. Secondo Savona, in una missiva che doveva restare riservata e che invece è finita su un sito, l’iniziativa è “perfettamente legittima” ma si scontrerà con “i sintomi latenti della dittatura, come quella nella quale viviamo ai giorni nostri”. A prescindere dalle opinioni sul merito delle sorti della Popolare di Sondrio, preoccupa che dopo la vicequestore Schilirò che denuncia l’incostituzionalità del Green pass e dopo il magistrato Giorgianni che vuole fare un nuovo “processo di Norimberga” al governo, ci sia  pure il presidente della Consob  che  – anziché tutelare i mercato – si metta a denunciare la “dittatura” per difendere alcuni azionisti da una riforma che è legge dello stato.

 

Sorprende però che a denunciare la “dittatura” sia proprio Savona, ovvero l’autore del famigerato “Piano B” che avrebbe dovuto spingere l’Italia fuori dall’euro. La sorpresa deriva dal fatto che quell’operazione non era poi così democratica: somigliava di più a un golpe. Non a caso nella presentazione di quel Piano B alla Link Campus, dopo aver fatto un riferimento a Gladio e ai suoi trascorsi da “comandante di plotone” con il compito di “riconquistare la Rai di Genova”, Savona illustrò con piglio militaresco un  passaggio necessario per recidere ogni legame con l’euro: “Sostituire tutta la dirigenza statale, come è stato fatto dopo il fascismo, che ha mostrato una stretta dipendenza dall’influenza europea e scarso rispetto per la sovranità nazionale”. Ai vertici delle istituzioni servirebbe maggiore equilibrio.