Emiliano perde il secondo assessore di platino: benvenuti nella Babele Puglia

Ambiva a diventare l’Eden giallorosso nel Tacco d’Italia al tempo di Conte premier, ora è soprattutto un emirato in ebollizione, una Babele dove saltano tutti gli schemi politici, nonché i posti nella giunta regionale. Il governo pugliese del presidente Michele Emiliano perde un altro pezzo: dopo l’addio dell’ex responsabile della Sanità, l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco – con una infelice appendice di polemiche su un farmaco da somministrare a bimbi malati di Sma -, fa le valigia anche Massimo Bray, ex ministro, che lascia – come anticipato dal Foglio nelle scorse settimane – l’assessorato alla Cultura. 

 

Il direttore della Treccani si è congedato per seri motivi di salute, e gli scombussolamenti politici sono inevitabili: lo sceicco Emiliano perde non solo un amministratore illuminato, ma soprattutto l’unico collante che aveva tra il suo percorso e la comunità intellettuale progressista. Le scintille con la borghesia riflessiva rossa sono state un must in questi anni, al punto che era più di una ipotesi la candidatura (poi abortita) dello scrittore Gianrico Carofiglio come antagonista di “Big Mike” alla Regione, al fine di dare una dimostrazione plastica della presenza di un’area indisponibile ai compromessi che hanno segnato l’emilianismo.

  

Nell’emirato in ebollizione sono un lontano ricordo i bagni agostani tra Emiliano, Francesco Boccia e Luigi Di Maio (pronto ad addentare una puccia con il polpo di Porto Cesareo), ma tutto si aggiusta: se il congedo di Bray è figlio di un sofferto travaglio (“Credo sia la prima volta che faccio una scelta pensando alla mia persona, ma credo di doverla fare soprattutto per chi mi sta accanto e che vorrei poter ‘vedere’ a lungo”), sul Lungomare Di Crollalanza, sede della presidenza, non si perde tempo. Adesso Emiliano è uno e trino: governatore ma anche assessore alla Sanità e alla Cultura. E tutto si tiene. Anche le voci dei possibili nuovi beneficiari delle deleghe. Per il post Lopalco si vocifera di interlocuzioni con esponenti di centrodestra: da Rocco Palese, già deputato di Fi, a Francesco Schittulli, ex presidente della Provincia di Bari per i conservatori. Entrambi smentiscono al Foglio di essere in nomination. Per la Cultura c’è un nome in caldo. È Carmelo Grassi, consigliere regionale dem in entrata dopo i ricorsi alla giustizia amministrativa: ecco dunque un imprenditore e burocrate di concetto postcomunista, già presidente del Teatro pubblico pugliese. 

  

Nell’emirato in ebollizione sono poche le voci che fanno il controcanto. Una è quella di Dario Stefano, senatore dem: “Resto ancora autosospeso dal Pd per il caso Nardò – attacca il parlamentare salentino -. L’addio di due esponenti di qualità alla Sanità e alla Cultura oltre ad essere giustificato, va anche in qualche modo risolto”. E qui c’è l’affondo: “È inimmaginabile, in tempi di pandemia, assistere ai balletti della precedente legislatura con Emiliano che assumeva l’interim di assessorati a gogo. Ci vuole un pit-stop della maggioranza, da non affrontare in solitudine”. L’ultima battuta di Stefano: “Chiedo da tempo che il Pd nazionale prenda visione del dossier Puglia. Qui i dem corrono il rischio di ancillari rispetto di un civismo trasformista, lo stesso che fa cadere il sindaco Pd di Taranto…”. Ma l’emiro non molla: mercoledì prossimo riunisce a Bari tutte le sue armate civiche per iniziare a reclamare posti nelle prossime liste alle politiche.

  

Nell’emirato in ebollizione, alla fine, tutto si aggiusta per Alberto Tedesco, già senatore dem e ex assessore alla Sanità: “Se fossimo di fronte ad una crisi di giunta in un contesto normale, ci sarebbe da preoccuparsi per l’uscita di due super assessori. Nella “coalizione dei pugliesi” tutto scorre: siamo abituati a vedere il leader assorbire colpi, mandando avanti la baracca”. Poi una amara constatazione del politico socialista: “Emiliano è estraneo alla Primavera di Nichi Vendola: all’innovazione ha preferito l’assemblaggio di ceto politico fedele al dominus. Interverrà il Pd nazionale? Dubito. C’è il timore che tolto Emiliano, nessuno riesca a garantire la stessa tenuta elettorale nelle prossime consultazioni”. Ignazio Zullo, capogruppo di Fdi alla Regione, entra a gamba tesa: “Lo scienziato Lopalco è stato considerato dal governatore come una mazza di scopa. L’emilianismo usa solo il potere per accrescere il potere personale del leader. E il tema evoca in pieno la questione morale sollevata da Enrico Berlinguer”.