Draghi candida Roma per l’Expo 2030. La (strana) buona eredità della Raggi

Expo 2030, ufficiale la candidatura di Roma

 

Poche righe per una notizia che non ne cambia le sorti, ma sicuramente irrompe potente nella campagna elettorale capitolina. Il presidente del consiglio Mario Draghi ha scritto ai quattro principali candidati sindaci a Roma per informali di aver ufficializzato la candidatura della Capitale per l’Expo del 2030. La domanda doveva pervenire a Parigi, dove ha sede il Bie, il Bureau international des Expositions, entro il 31 ottobre. A chiedere a Palazzo Chigi di presentare la candidatura erano stati, prima che la campagna elettorale entrasse nel vivo proprio Virginia Raggi, Roberto Gualtieri, Enrico Michetti e Carlo Calenda con una lettera firmata congiuntamente. In un certo senso è la buona eredità che Raggi – la sindaca che aveva iniziato il suo mandato dicendo di no alle Olimpiadi – lascia al suo successore (magari a se stessa). Fu proprio la sindaca a fine giugno a invitare i suoi avversari in Campidoglio per presentare una bozza di progetto per la candidatura e chiedere loro di inviare insieme la missiva a palazzo Chigi, con tanto di conferenza stampa. In quella lettera si sottolineava come la candidatura: “Offrirebbe la possibilità di coniugare due eventi eccezionali come il Giubileo del 2025 e l’Expo 2030″. Mario Draghi ha lasciato passare l’estate ed oggi, con più di un mese d’anticipo sulla scadenza, ha detto sì. “Si tratta senz’altro di una grande opportunità per lo sviluppo della città”, si legge nella lettera inviata ai candidati. Subito, via social, è arrivata l’esultanza della sindaca: “Daje!!! Ringrazio il presidente del Consiglio Draghi e il ministro degli Esteri Di Maio che hanno creduto nella solidità della candidatura di Roma. Si tratta di un progetto partito due anni fa che si è sempre più consolidato grazie al contributo di tutti gli attori istituzionali e privati”. Soddisfatto anche Gualtieri che ha sottolineato come: “Abbiamo tutti condiviso questa candidatura”.

Il dossier, però, come dicevamo, già esiste. Lo ha elaborato Giuseppe Scognamiglio, consigliere della sindaca per i rapporti con i grandi investitori nazionale e internazionali, insieme all’ufficio di scopo che è stato creato in Campidoglio proprio per il grande evento. Un contributo fondamentale l’ha dato anche Unindustria, la Confindustria capitolina. 

 

Expo 2030 a Roma, il progetto c’è già (a Pietralata)

 

Il tema scelto da Scognamiglio è quello della città orizzontale, in netta discontinuità con le scelte che fino all’ultimo Expo di Dubai (che si svolgerà a ottobre) hanno caratterizzato negli ultimi anni la manifestazione, con nuovi grattacieli destinati a modificare gli skyline delle città ospitanti. L’idea dell’attuale amministrazione capitolina è quella di investire su due idee: rigenerazione urbana e spazi verdi. Anche l’area è già stata scelta. Quella dell’ex Sdo di Pietralata, a est della stazione Tiburtina, dove il Campidoglio sogna un nuovo piccolo quartiere super smart. All’area principale si affiancherebbero altre due zone limitrofe – l’area est della Tiburtina fino all’ex fabbrica della Penicillina e la valle dell’Aniene – per una manifestazione diffusa sul territorio. Tra i grandi progetti ci potrebbe essere proprio la rigenerazione della fabbrica e, nella logica della mobilità dolce, i lavori per rendere l’Aniene navigabile. Gli impegni economici saranno progressivi. Per la prima fase serviranno 2 milioni di euro. Il sogno è che nella Capitale possa accadere quello che è successo a Milano: un evento capace di moltiplicare a dismisura gli investimenti fatti. Le altre città candidate sono Mosca e Busan, grande città portuale della Corea del Sud.