Benefici del salario minimo (e paletti)

Nelle elezioni tedesche l’aumento del salario minimo l’ha fatta da protagonista: Spd e Verdi promettono di aumentarlo da 9,19 euro l’ora a 12. Questo ha prodotto la reazione del segretario Pd Enrico Letta che aprendo un altro fronte “a sinistra” chiede che anche l’Italia adotti una paga minima come in 22 dei 27 paesi dell’Unione europea (ci fanno compagnia Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria e Cipro oltre a Svizzera, Regno Unito e Norvegia), e la controreazione del presidente di Confindustria Carlo Bonomi reduce dalla standing ovation a Mario Draghi e alla sua proposta di patto sociale. Il salario minimo non è il confine tra civiltà e barbarie – lo si vede dagli esempi di cui sopra – quanto un modo diverso per ripensare i rapporti tra generazioni e le leggi-bandiera dei partiti della maggioranza draghiana, ma anche alcuni dei famosi (e abusati) diritti acquisiti.

 

Letta dovrebbe sapere che dove esiste il salario minimo non c’è Reddito di cittadinanza (Rdc) ma l’indennità di disoccupazione con obbligo di ricerca del lavoro. Ovviamente ancora più dovrebbero saperlo i 5s che oltre che del Rdc sono titolari dei decreti dignità che bloccano i lavori stagionali. Mentre la Lega non può continuare a ignorare che poiché il costo del salario minimo è a carico dello stato e delle aziende, per motivi di bilancio ed equità non può coabitare con Quota 100, che va salutata senza se e senza ma. L’esperto leghista Alberto Brambilla non si stanca di dimostrare come il welfare gravi sempre più sulla minoranza che paga le tasse: Matteo Salvini non lo degna di attenzione. Anzi. Il salario minimo offrirebbe più potere, d’acquisto e politico, ai giovani. Diversamente è inutile parlare di Next generation se la ripresa beneficia ancora i sessantenni. Anche la Confindustria rifletta: più che arroccarsi nel no, meglio rivendicare che alla paga minima corrisponda, come in Francia, un equivalente sgravio su tasse e contributi. Insomma: potrebbe essere una riforma fiscale, previdenziale, generazionale, sindacale. Una vera riforma europea, né di sinistra né di destra.